Today’s picks

November 5, 2009 · Leave a Comment

High heeled laced platform booties by Woorisin

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The September Issue

November 3, 2009 · Leave a Comment

Ne Il diavolo veste Prada, Meryl Streep smette i propri panni di intoccabilità e glaciale professionalità nello spazio privato della sua camera d’albergo, struccata, scoperta, solo verso la seconda parte della pellicola, dell’alone glamour che la rende inaccessibile e profondamente temibile, come richiesto lei dal ruolo di capo supremo dell’impero editoriale Runway. In The September Issue Anna Wintour, caporedattrice di Vogue America, della quale Miranda Priestly sembra proprio sia stata la libera trasposizione cinematografica, svela lati del proprio lavoro e del proprio io che, per ragioni puramente narrative, la pellicola del 2006 non era riuscita a mostrare. Nota ai più per il suo caschetto inamidato e lo sguardo sempre nascosto dietro a delle lenti scure, la Wintour è la macchina da guerra alla quale fa capo uno dei settori più profiqui del mondo della comunicazione. Notoriamente influente sul lavoro di indiscussi talenti della moda mondiale e capace di stroncare o di decretare il successo di intere collezioni (la si vede storcere il naso e ammiccare al nostro Riccardo Tisci main designer per Givenchy) è al contempo mecenate di una ristretta cerchia di nuovi giovani talenti (tra questi anche il talent duo di enfant prodige Proenza Shouler) che, sotto l’ala protettiva del marchio Vogue, si fanno spazio in un settore a tutt’oggi talmente ricco e variegato da non riuscire a non essere anche ostile e tutt’altro che permissivo.

Per la prima volta gli uffici di Vogue aprono le proprie porte ad un occhio indiscreto documentaristico. Della lunga e travagliata preparazione di quello che è il numero piu’ importante e voluminoso della storia della testata (Settembre 2007, si raggiunge il picco record di ben 840 pagine) seguiamo retroscena e meetings, servizi fotografici completamente stracciati e realizzati daccapo con notevole dispendio di risorse umane ed economiche, i minuziosi processi di riorganizzazione di rubriche e servizi, il lavoro collettivo preposto al raggiungimento di un unico comune obiettivo, dare vita al numero più importante di ogni anno editoriale per una rivista di moda, quello che rivela le collezioni invernali, che suggerisce e determina trends, successi, flop economici.

Alcuni di noi, incosciamente spaventati da quella vorticosa eccentricità e dall’accecante bellezza che del mondo della moda sono soltanto alcuni dei pilastri portanti, si preoccupano ’solo’ di comprare vestiti. Che rappresentino in qualche modo il nostro io, la nostra personalità o che semplicemente ci coprano. A molti, che gli abiti che indossiamo lancino anche un messaggio su chi siamo, cosa vogliamo e da dove veniamo, sembra non interessare. Che si contribuisca in qualche modo a dar forma al mondo in cui viviamo anche attraverso il linguaggio corporeo e il corpo come ‘involucro’ sembra solo la farneticazione di un semiologo annoiato. Quello che viene, forse insieme al solo inafferrabile mercato dell’arte contemporanea, percepito dai più come un business che alimenta e che è alimentato da vuote vanità e giochi formali superficiali come il culto del bello, dell’irraggiungibile perfezione corporea o del lusso per il lusso (con tutti i folli, incomprensibili eccessi che ne derivano), viene qui debitamente riaffermato e celebrato come, il risultato di una meravigliosa sinergia, del lavoro collaborativo estenuante e totalizzante tra competenze diverse, una sublimazione di marketing e creatività, tra ciò che è stato e ciò che sarà, tra domanda e offerta, tra il sogno di pochi (creative directors, stylist, fotografi) e il sogno (ancora non sognato, verrebbe da dire) di molti (i lettori). Come il cinema o la letteratura, la moda, così come anche la sua rappresentazione mediatica, si alimenta di queste contraddizioni in termini ma soprattutto è lavoro artigianale, di cesellatura, di editing, di distruzione e costruzione, di intuizione (un sesto senso tutto femminile quello della stylist Grace Coddington e della stessa Wintour di sapere cogliere il nuovo nel vecchio, di saper non indurre desideri quanto piuttosto svelarli), di invenzione e narrazione.

Da sempre è viva una diatriba all’interno del mondo del design sul se i designer (in senso lato, sia che questi si occupino di moda, grafica o prodotti) debbano essere considerati o considerare se stessi come degli artisti. Dal momento che la nostra è una lingua ricca che del reale coglie tutte le sfumature, crediamo si debbano usare parole diverse per concetti diversi. Nel documentario Valentino. The Last Emperor o in Marc Jacobs & Louis Vuitton viene celebrato il genio artistico di due stilisti estremamente diversi tra loro e che possono essere scelti come simboli di due generazioni a confronto. Un genio artistico che viene rappresentato in azione: ci accorgiamo di come il comune denominatore del loro operato sia sempre e comunque una visione/intuizione che trova concreta realizzazione solo attraverso il lavoro del singolo in collaborazione con altri, nella considerazione di fattori economici e materiali, nella soluzione, quindi, di un problema. Il fatto che il raggiungimento di questo obiettivo e che la creazione del bello, avvenga attraverso un processo creativo e di lateral thinking non rende il mondo della moda intercambiabile a quello dell’arte.

Ritratta in un momento di quiete domestica insieme alla figlia adolescente, la Wintour appare dolce e materna, può non dover mantenere a tutti i costi il proprio ruolo integgerrimo di capo timoniere e guida spirituale dell’intera ciurma. La figlia confessa di sognare di diventare un avvocato, di rispettare il lavoro della madre ma di avere altre (più nobili?) mire. Intanto sfoglia le pagine della collezione dei numeri di Vogue certosinamente in ordine cronologico sugli scaffali sotto gli occhi attenti della madre, nei quali quasi si coglie un guizzo emotivo di speranza che la figlia si ricreda e che, in un modo o nell’altro segua, così come lei ha fatto con il padre giornalista, le sue orme. Verso quello che è un mestiere che non salverà il mondo ma che, indubbiamente, con lo scenario di salvazione prospettato da Dostoevskij condivide quella conditio sine qua non che è la bellezza.

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Blood and roots

October 29, 2009 · Leave a Comment

Last night’s America’s Next Top Model episode featured probably one of my favorite shoots ever, or at least one of the best mix of styling and outfit choices. The models moved to Hawaii (is that considered a foreign location?) and had to embrace and embody unexpected and unusual combos of foreign cultures that installed themselves in Hawaii carried by generations of immigrants. Far away from being historically and racially faithful, this glamorous version of what we call a mud was just great in the intentions of Tyra and the art direction team. Sadly some girls just got stuck and sank into a massive amount of clothes, head and neck pieces and the surrounding breathtaking landscape, others were able to master them being simply elegant and gracious dressed up dancers. The result is a mix of luxurious ethnic fashion photography and artistic beautifully crafted transvestitism that stands as a celebration of race-mixing and hybridity. That sometimes reads ‘high fashion’ and sometimes ‘National Geographic’.

Pictures property of CWTV

brittany

Brittany | Indian + Native American

erin

Erin | Egyptian + Tibetian

jennifer

Jennifer | Polynesian + Botswanian

laura

Laura | Greek + Mexican

nicole

Nicole | Japanese + Malagasy

sundai

Sundai | Russian + Moroccan

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Geox Empire

October 29, 2009 · Leave a Comment

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Geox mette l’Empire State Building ai nostri piedi! Una Limited Edition in 300 esemplari.

www.geox.it

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spotlight: S+arck with Ballantyne

October 28, 2009 · Leave a Comment

E’ un’unione assai speciale quella tra Starck re del design internazionale e Ballantyne top brand del cashmere, perchè per la prima volta nella storia della sua carriera Mr Starck dedica il suo talento al mondo della moda.starck_big

“Una combinazione di capi multifunzionali con  ergonomie innovative e una vestibilità contemporanea: il cashmere giusto, al momento giusto, per l’occasione giusta.” 30 capi maschili e 30 capi femminili compongono la collezione pensata principalmente per chi viaggia e chi lavora, ma adatti anche al tempo libero. Prevale l’utilizzo del cashmere “wet-out”, abbinato ad altri tessuti tecnici. I cappucci, così come le forme e la trama delle maglie e come i colori fluò di certe fodere in abbinamento con i colori più classici, richiamano il doppio linguaggio di questa collezione ricca di humour. Piccoli accorgimenti come il colletto ripiegabile aumentano la versatilità dei capispalla.01_b_ballantynestarck-ballantyne-3starck_with_ballantyne3656510909_7b14604a94starck-ballantyne-0

photos via atcasa.corriere.it

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October 24, 2009 · Leave a Comment

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Alexander McQueen via AnOtherMagazine

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Derek Lawlor via KnitKicks

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Doo.Ri embellished tights

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Dyi embellished tights via Cocorosa


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Content Portland 2009

October 19, 2009 · 1 Comment

Content 2009 | Experience Independent Fashion

Ace Hotel, Portland | October 18

More Infos at: www.content-portland.com | www.acehotel.com

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Featured designers: How We Develop, Church&State, Tanner Goods, Dust, Linea, Stone & Honey, Adam Arnold, Idom, Emily Katz, Claire La Faye, Hazel Cox, Moonwoods, Bridge&Burn, Elizabeth Dye Gatsby,  Sarah Seven, Issac hers, Andy Lifschutz, Janeanne Marie, John Blasioli, Jayme Hansen, Portland Garment Factory, Dawn Sharp, Joshua Buck, Ruki, Jennifer Holcomb, Liza Rietz, Genevieve Dellinger, Smith & Bybee, Sword & Fern, Reif, Holly Stalder, Dyna Pinkham, Duchess

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Fall stories, folk stories

October 19, 2009 · Leave a Comment

lookbok

{via LookBook}

{via Flickr, by Inbruno}

{via TheSartorialist}

{via ThePurlBee}

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October 14, 2009 · Leave a Comment

{There is something in the narrative of women transforming themselves that’s so special and magical} Roisin Murphy

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Parallel Lives: Appliques

October 7, 2009 · Leave a Comment

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Roisin Murphy wearing a Maison Martin Margiela jacket with navy inspired buttons for a Rolling Stone Italia photoshoot

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A Chanel sweater with jewel appliques and embroidered details during the latest runway show as reported by Garance Doré

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